Ho lavorato dal 1968 fino al 1999. Erano un
po’ gli inizi della tecnologia, perché si stava già avanzando con gli
impianti nuovi, più moderni fino a quelli attuali computerizzati.
Quale
attività svolgeva?
Sono stato per dieci anni nel reparto dove si
lavoravano le ciliegie. Questo prodotto si acquisiva in tutti i dintorni
della città e nella provincia, addirittura dalla Sicilia, dalla Campania,
dalla Puglia….Si iniziava con l’Emilia Romagna e le Marche per poi scendere.
In Campania ed in Puglia. Infine nella prima decade di luglio si
acquistavano le ciliegie dall’Alto Adige ed erano una squisitezza.
Quanti operai
c’erano?
Quando sono entrato c’erano 640 dipendenti
tra operai ed impiegati. Si lavorava su due turni: dalle 5,30 fino alle 22.
C’erano più
donne o uomini?
C’erano più donne, perché a quell’epoca si
facevano tutte le sceltedei prodotti a mano. Le lavorazioni avvenivano per
stagioni. Si partiva con la prima stagionatura degli asparagi. Questi
scorrevanosu tappeti mobili e le donne dovevano sceglierli per dimensione
edaspetto, pulirli o scartare quelli imperfetti.L’invasettatura era fatta a
mano, le donne invasettavano gli asparagi, li pesavano e li ricoprivano con
il liquido di “governo”costituito da acqua con giusto sale.
Com’era
strutturato l’orario di lavoro?
C’erano due turni: il primo dalle 6 alle 14,
il secondo dalle 14 alle 22. Nel periodo delle ciliegie o delle cipolline si
partiva dalle 4 del mattino, perché le cipolline si sbucciavano in un altro
reparto e bisognava preparare tutto il lavoro ed anche i liquidi da mettere
nei vasi. Nel liquido delle ciliegie si metteva l’eritrosina, un prodotto
rosso per colorarle, perché cuocendo diventavano chiare, quindi bisognava
riportarle al colore naturale. Queste ciliegie si preparavano in bacinelle
che contenevano circa 200 litri di liquido, ma bisognava preparare 4 o 5
bacinelle per poter proseguire la lavorazione. Si partiva dalle 4 del
mattino fino alle 6 per preparare il liquido e gli impianti. Si doveva
“sgambare” cioè togliere il picciolo alle ciliegie ed anche il nocciolo. Si
doveva preparare la linea, perché alle 6 quando arrivava il personale per l’invasettatura,
doveva essere tutto pronto.
Esisteva
solo lo stabilimento di Asti?
C’era lo stabilimento di Asti e un altro a
Rottofreno vicino a Piacenza dove si facevano altre lavorazioni.Ad Asti
c’erano due reparti di ciliegie: quello della lavorazione e messa in vasi o
latte, un altro, dove c’ero io, che rilevava il prodotto in massa, lo
sceglieva e divideva. Il graffione bianco andava nello stabilimento di
produzione, le rimanenti venivano messe in barili di legno oppure intappate
e coperte con un telo e con delle padelle di zolfo. Si incendiava lo zolfo e
le ciliegie diventavano di colore bianco e non marcivano più.Venivano poi
immerse in un liquido a base di acqua e anidride solforosa per essere
conservate a lungo. Così si potevano esportare in Francia, in Svizzera ed in
Brasile. Mandavamo ciliegie un po’ dappertutto. Le ciliegie venivano candite
dai canditori.Era un’attività molto costosa: circa 100 lire per ogni
ciliegia. Questa produzione è stata interrotta nel 1987-88, perché non c’era
più mercato. Un’azienda francese grandissima che riceveva le ciliegie dalla
Saclà è fallita ed altre l’hanno seguita a ruota.
Quali
ortaggi venivano lavorati?
Carciofi
a febbraio, marzo, aprile,
Ciliegie 6-7 mila quintali sciroppate,
35-37 mila quintali solforate
Cetrioli e cipolline che dovevano essere
calibrati
Peperoni da metà agosto ai primi di
novembre
Carote, cavolfiori, rape con cipolline e
cetrioli per fare la giardiniera a novembre-dicembre.
Asparagi
Qual era la
loro provenienza?
Provenivano da tutta l’Italia a seconda delle
stagioni.
Da dove
provengono quelli di oggi?
Provengono da tutta l’Italia. Oggi si
producono più salse tipo pesto e pesto rosso. Le olive provengono dalla
Spagna e dal Marocco. Una cooperativa del sud della Spagna le lavora per la
Saclà.
Qual è la
funzione delle macchine?
Ci
sono rulli immersi nell’acqua dove si lavano e si sciacquano le verdure che
passano su tappeti rotanti per il controllo, quindi vanno a finire in un
cuocitore per un quarto d’ora circa dove s’impiega acqua calda e vapore.
Quando escono vanno in una riempitrice che immette il prodotto nei vasi.
Questi vengono pesati, se il contenuto è scarso o superiore vengono
scartati. Viene rifatto il vuoto e immesso il liquido di conserva, sono così
pronti per essere chiusi. Una macchina incapsula i vasi che passano nel
pastorizzatore per 40 o 50 minuti da 70°-80° fino a 120°. L’ultimo tratto
viene raffreddato con acqua fredda. Un impianto con aria compressa li
asciuga. Escono e vanno in una macchina in alto che esegue la
pallettizzazione cioè raccoglie i vasi in gruppi omogenei. La paletta si
abbassa quando è piena.
Le salse invece vengono lavorate in tubi a
pressione. Si vede solo il prodotto lavato che viene macinato.
Le piaceva
il suo lavoro?
Mi piaceva molto. Sono stato prima nel
settore acquisti poi avevo in gestione l’acetificio. Le vasche erano tutte
in legno. Il capannone era bello da vedersi. Chi lo visitava era
soddisfatto.Nell’acetificio si lavorava il vino acquistato nella nostra zona
oppure in Puglia, Calabria, Sicilia…Quando il vino veniva scaricato, se ne
prelevava un po’ con il “ladro” strumento che serviva per controllarlo.Si
riempiva una bottiglia lasciata aperta per la ditta, una sigillata per il
fornitore ed un’altra sempre sigillata da consegnare agli Enti preposti per
la documentazione.
Era pagato a
gradi alcool.
In
una vasca di 1000 quintali si rimestavano diversi tipi di vini ed erano
tagliati con acqua per essere portati a 9°-10°.Nell’acetificatore, una vasca
di 200 quintali, c’erano una serpentina in cui passava acqua fredda ed una
ventola per rimestare il vino. Venivano quindi inseriti 200 metri cubi di
aria all’ora permettendo ai batteri acetici di vivere. Il sistema veniva
riscaldato, se la temperatura era troppo alta risultava nociva per i
batteri, attraverso la serpentina si sottraeva calore al vino consentendo il
processo di trasformazione in aceto. Una vasca di vino impiegava dalle 30
alle 36 ore per la trasformazione da alcool ad aceto. Quando tutto era acido
acetico si scaricava in un’altra vasca e, dopo un mese circa, in vasche più
piccole dove veniva decolorato con carbone di legna in polvere fine, cenere,
emoglobina e fecola di patate. Dopo 24 ore la parte solida precipitava in
fondo alla vasca al di sopra si aveva l’aceto di colore bianco. Da lì era
prelevato da una centrifuga che separava il liquido dagli eventuali residui
solidi, immesso in una nuova vasca dove un filtro che era farina fossile lo
brillantava cioè eliminava le ultime impurità.L’acetificio si trovava vicino
al cimitero ed è stato dismesso, perché attualmente si producono più sottoli
e sughi pronti.
Qual è stata
l’evoluzione del lavoro nel tempo?
Dal ’42 al ’45 si faceva tutto a mano, adesso
c’è una tecnologia avanzata ed il personale deve solo controllare. Ci sono
le sceglitrici elettroniche: se la verdura non ha un colore omogeneo viene
scartata. Una volta le cassette si spostavano con la forza delle braccia,
oggi ci sono i cassoni con i ribaltatori. Un tempo si pesava tutto a mano
adesso si utilizza una macchinetta elettronica.L’evoluzione è stata
impressionante. Attualmente lavorano ancora circa 200 persone.