Il ragionier Bianco ha
lavorato alla Saclà dal 1947 al 1989 circa 42 anni ed ha vissuto in prima
persona l’introduzione della tecnologia nella fabbrica. Il lavoro non gli
piaceva del tutto, ma vi rimase per necessità. Il primo stipendio fu di 8000
lire, dopo un anno raggiunse le 20000 lire che gli permisero di estinguere
il libretto del credito emesso dal negozio di alimentari.
Ricorda, riferendosi a foto
d’archivio, gli anni in cui l’operaia
Ester sospendeva il lavoro alle 11 per preparare la minestra ai dipendenti.
Nel 1948 e precisamente il 4 settembre alle 14:30, il Borbore uscì dagli
argini e subito dopo il Tanaro portando distruzione e morte; si contarono
ben 18 vittime. Egli assistette in prima persona dal tetto di un capannone
dell’azienda alla morte di due persone. Una annegò subito, l’altra sembrava
salva sulla massicciata della ferrovia, ma un’ondata più violenta la
trascinò via. In quell’occasione molti volontari locali, provenienti
soprattutto dalle parrocchie, apportarono il loro aiuto alle persone in
difficoltà. Ci fu anche la visita del Presidente della Repubblica Luigi
Einaudi. La Saclà subì notevoli danni e l’attività lavorativa riprese solo
nell’ottobre dell’anno successivo.
Tra le produzioni sono state
evidenziate la conservazione dei peperoni sotto aceto misto ai graspi
dell’uva “in mulione”; la preparazione della giardiniera con tante verdure
tagliate a mano e le carote conservate in salamoia in vasche affittate a
Tigliole.
La giardiniera sovente
veniva utilizzata dal signor Bianco come “secondo” del suo pranzo in quanto
era una novità molto gradita.
Ancora gli champignons
coltivati in Veneto nella valle del Piave dopo che i miceli venivano
seminati in un misto di terra e sterco di cavallo. Nell’astigiano esisteva
la Monalfunghi che li coltivava nelle grotte.I funghi porcini venivano
lavorati in Calabria e s’intrecciano i ricordi del viaggio in treno a Paola
in prima classe con cuccetta ed il profumo dei funghi che lo inebriava man
mano che si avvicinava all’azienda. Altre trasferte avvennero in aereo ed
era un privilegio per pochi.
Negli anni ’60 ci fu un
forte flusso migratorio dalla cittadina siciliana di Milena. Molti
arrivarono con “la valigia di cartone” e furono accolti da don Martinetto
parroco di San Paolo; si pensa che il 90% sia passato dalla Saclà. Alcuni
rimasero, altri trovarono un lavoro più redditizio nelle industrie
metalmeccaniche e nell’edilizia. Nel 1987 ci fu la premiazione degli
“anziani Saclà” ed erano quasi tutti provenienti dal sud,a questo proposito
il signor Bianco scrisse la poesia “Il treno del sole”. I ricordi si
susseguono e s’intrecciano: un giovane non separava correttamente le
confezioni di latta contenenti prodotti diversi. Alla domanda:-Ma non sai
leggere?- seguì una risposta affermativa. Il ragionier Bianco si prese a
cuore la sorte del giovane e gli fece seguire dei corsi serali. Un altro
aveva i capelli lunghi e preferì lasciare il lavoro piuttosto che tagliarli,
perché faceva parte di un complesso musicale.
Anche la Saclà ebbe un
periodo di crisi con la cassa integrazione dal settembre ’75 al gennaio ’76
poi riassorbita.
A volte gli occhi diventano
lucidi di commozione, in altri momenti s’illuminano testimoniando l’impegno
e la dedizione di una vita di lavoro.